Trascrizione della videointervista:

Di esperienze ne potrei raccontare tante, ogni giorno è un’esperienza e ognuna è una storia che ha una sua narrazione, un romanzo che però è vita e, direi, trasformazione di vita…

Oggi ve ne racconterò una così come mi viene alla memoria: una tra le tante ed è la storia di una trentenne che non riusciva a rimanere incinta ed ha fatto ben due cicli di Fivet  poi si è rivolta alla medicina non convenzionale ed è giunta alla mia osservazione.

Le prime due visite sono state delle lunghe anamnesi che giravano intorno al problema senza mai entrare dentro al problema visto che mi aveva portato 5/6 cm di spessore di analisi cliniche: non si andava oltre. Poi è giunta da me una sera in cui era stanchissima e si è aperto un varco. Le ho chiesto di parlarmi dell’immaginazione: se lo immaginava questo figlio? Lei ha cominciato a parlare di quello che  immaginava.

E che cosa immaginava questa giovane donna?  Immaginava indietro nel tempo, immaginava la casa di sua nonna, la casa dove sono successe tante cose negative, dove si è sfasciata la sua famiglia da bambina, dove c’erano i suoi giocattoli.

Aveva un’immaginazione tutta portata all’indietro, erano flashback continui;  e come avrebbe potuto nascere un bambino che è il nuovo che si incarna dall’universo con un’immaginazione tutta portata verso al passato? Questa donna è una donna che ama i fiori, i giardini ed è l’unico momento, in cui mi dice che si rilassa quando la domenica si siede nel suo piccolo giardino. E qui ho pensato che i fiori, la via dei fiori avrebbe potuto far sbocciare un fiore.

Abbiamo, quindi, affrontato un paio di altre sedute tutte rivolte alla sensazione e la sensazione ha aperto dei livelli di sofferenza molto pesanti in cui non c’era più il marito, più la fivet, più la rassicurazione sul fatto che ci sarebbe stata una certa percentuale che avrebbe potuto portare a una gravidanza, c’era solo il suo sentire profondo.

A quel punto ho prescritto 3 fiori di Bach, 3 fiori di Bach fondati sul ricordo del passato uno,  sulla sofferenza e il dolore trasmesso e un terzo sulla speranza e poi è andata; ed è sparita per circa 2 mesi e mezzo. Non è obbligatorio tornare dall’omeopata ma un giorno ha fissato un nuovo appuntamento, è entrata e non aveva più analisi in mano: era incinta.